Imago mundi
04/03/2009 - 19:13
Sapere tutto sull'immagine non significa sapere qualcosa della realtà.
Alcune inquietudini
14/05/2008 - 10:22
(da "Liberazione" di ieri)
I blog sono solo apparenza
06/05/2008 - 09:13

Ho interesse a leggere autobiografie di persone che hanno avuto esperienze. Credo che sia condivisibile. Non ho interesse, invece, a leggere autobiografie maturate “per forma” e senza esperienze importanti. Credo che questo rientri nei miei gusti personali. Ho però l’impressione che i moderni mezzi di comunicazione abbondino di “racconti di sé” che hanno minimi o nulli motivi di essere. La televisione dà voce a figure che niente hanno da dire.
La diffusione e celebrazione dei vari blog sulla rete mi sembra una dimostrazione lampante di questa tendenza. E’ bene o male? Non lo so per certo. So che istintivamente mi sottraggo alla lettura degli affari altrui, a meno che non siano tradotti in “affari miei” o, meglio, in “affari universali”. Utilizzare la propria esperienza per interrogarsi sulle questioni della vita dell’uomo è ottima disciplina ed è probabilmente un modo efficace per farlo. Funziona anche in termini drammatici, secondo me. Ma se questo non avviene, se l’attenzione rimane sul sé, sulla propria giornata e sui propri minuti, senza essere racconto o specchio di altro, allora non mi interessa.
In quel caso il racconto rischia di diventare “televisione”. Apparenza, esistere in quanto “messa in onda di sé”.
(Gipi – al secolo Gianni Pacinotti)
La guerra ritrovata
06/03/2008 - 11:28

Henry Phipps
di Edgar Lee Masters
Avevo appena ventun anni,
E Henry Phipps sovrintendente della Scuola
Fece un discorso al teatro Bindle.
“L’onore” disse, “ della bandiera va difeso,
sia che venga assalito dai barbari Tagalog
o dalla potenza più forte d’Europa.”
E noialtri applaudimmo, applaudimmo il discorso e la
Bandiera che lui sventolava parlando.
Così andai alla guerra nonostante mio padre,
e seguii la bandiera finché la vidi levarsi
nel nostro campo tra risaie vicino Manila.
Tutti noi acclamammo, acclamammo,
ma là c’erano bestie velenose;
C’era acqua mortifera,
e il caldo crudele
e il cibo nauseante e putrido
e il fetore della latrina proprio dietro alle tende,
dove ci si andava a svuotare;
Le puttane impestate che ci venivano dietro;
e atti bestiali tra noialtri e da noi soli,
e tra noi prepotenza, odio, abbrutimento,
e giornate di disgusto e notti di terrore,
fino all’assalto alla palude fumante,
seguendo la bandiera,
quando caddi gridando con gli intestini trapassati.
Ora c’è una bandiera su di me a Spoon River.
Una bandiera!- Una bandiera!
(grazie ad Aldo Caminaro)
La critica comincia con la grammatica
18/02/2008 - 08:17

Viviamo in un'epoca nella quale le parole vengono progressivamente svuotate, in cui il loro significato viene sostituito da contenuti più innocui e dai contorni meno precisi.
"Quando una società si corrompe, a imputridire per primo è il linguaggio. La critica della società, quindi, inizia con la grammatica e il ristabilimento dei significati" (Octavio Paz, Posdata).
E come non essere d'accordo in una società nella quale le parole vengono progressivamente svuotate, in cui il loro significato viene sostituito onde rendere innocue le parole più "pericolose"?
In un'epoca di ossimori, in cui pure l'ossimoro è diventato di moda (ma è anche pericolosamente istituzionalizzato, vedi per esempio "centri di permanenza temporanea", o quello che è un ossimoro in maniera figurata, "politicamente corretto", probabilmente coniato, con cambio di vocale, per non usare il più coerente "politicamente corrotto"), si riesce a non dire nulla fingendo di aver detto qualcosa e, per di più, con l'alibi pseudo-etico fornito dal buonismo dilagante.
Compito dello scrittore è anche recuperare le parole, ristabilire il loro significato, non permettere che questo venga avvilito dalla decostruzione di matrice politico-economico-televisiva, affinché sia ancora possibile abitare il nostro futuro senza doverci affidare a neolingue di orwelliana memoria.
Perché, se la cultura è l'identità di un popolo, quell'identità passa necessariamente anche attraverso il linguaggio con cui si comunica, e più questo sarà impoverito, più ci allontaneremo dalla nostra identità assumendo quella di cittadini del consumo globale, cioè di schiavi.
Heiko H. Caimi
Chi ha bisogno di scrivere?
02/02/2008 - 08:27

«Scrivere? Chi ne ha bisogno? Quando scrivi, ecco che cosa fai. Sei solo con te stesso. Costruisci intorno a te un rifugio con tutto quello che hai a disposizione, relazioni finite, ferite ricevute, ricordi gioiosi, caparbia quotidianità. Aspetti. Provi diverse esche. Ti lasci sfuggire ogni cosa, non importa quanto sembri bella o quante lodi riceveresti se riuscissi a coglierla, eccetto quella che stai aspettando, quella che sai di dover afferrare. Sei disposto a perdere te stesso piuttosto che essa. Nel frattempo ti mitri di tutta la ferraglia che hai a portata di mano, razioni di ferro per il tuo ego». (William McIlvanney)
L'importanza della durata
01/02/2008 - 08:24

Posso riassumere tutte le mie idee sulla scrittura in una sola frase: un autore dovrebbe scrivere oper i giovani della sua generazione, per i critici di quella successiva e per i professori di tutti i tempi a venire.
Credo che l'importante in un'opera di narrativa sia questo: la reazione dev'essere profonda e duratura.
Il fine di un'opera di narrativa è quello di stimolare, nella mente del lettore, effetti duraturi.
(Francis Scott Fitzgerald)
Egoismi
13/01/2008 - 12:51

non ascolti il dolore della mia anima
solo i gemiti del mio piacere
provo a togliere le bende dai tuoi occhi
ho sete d’amore
ma sono ancora chiusi
piangi egoismo
mentre cammini un passo prima di me
e non insieme a me
mentre parli solo di te
e non di noi
un rifugio senza calore i tuoi abbracci
nel silenzio di una notte che non verrà più
eppure sapevo già
uno sguardo m’innamora
e tu non m’hai mai guardato
da http://www.manualedimari.it/blog/archives/295
I best-seller, scrittura senza magia
12/01/2008 - 11:08

L’invenzione originale da cui la scrittura si sviluppò fu molto semplicemente di creare immagini e scene su una parete di caverna: cacce, e spesso disegni cosiddetti pornografici. Lo scopo era originariamente cerimoniale o magico, e quando il lavoro è separato dalla sua funzione magica, perde la sua vitalità. Cioè, quando una tribù comincia a fare bambole per i turisti, è finita. E questo è ciò che i best-seller stanno facendo –intere vallate di bambole e denti di pescecani per i turisti. Questo potrà anche far soldi, ma non è magia.
(William Burroughs)
Perché in Italia non si producono opere letterarie degne di nota
07/01/2008 - 17:57

Riporto qui di seguito l'opinione di Luca Comanducci, destinata, spero, a stimolare discussioni e anche (perché no?) polemiche.
Il fatto che, negli ultimi 30 anni, sia
Ecco, agli scrittori, ai poeti e ai romanzieri moderni manca questo sostentamento di base. Attenzione, però: non che gli scrittori succitati meritassero simili disgrazie, ma la 'nostra' generazione è stata concepita già con intenti sbagliati: figlia (degenere) di quel perverso processo denominato 'boom economico' che tanto furore ebbe nei mitici anni '60. Riassumerei quanto espresso sino ad ora, infine, con una mia massima : 'I nostri nonni hanno prima sopportato, poi affrontato ed infine superato la sofferenza, ma al contempo non hanno insegnato ai loro figli e nipoti a fare altrettanto'. Ecco: questa, a grandi linee, la differenza che sussiste tra i grandi autori del passato e quelli presenti cosiddetti ‘moderni’.






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